Il solito gioco di Tremonti. Un gioco che diventa pericoloso. Che potrebbe condurre la sanità italiana allo sbando, verso un degrado che consentirebbe poi a qualcuno di trarre la conseguenza che il sistema non funziona, che bisogna cambiare, che sarebbe meglio scegliere un doppio regime, privato e pubblico, per chi ha e per chi non ha, lasciando a chi non ha, a chi non può permettersi altro, qualcosa di «residuale». Si potrebbe dire: smantellamento del welfare.
Enrico Rossi, assessore alla Sanità della Regione Toscana, critica legge la Finanziaria e ne indica con durezza il segno antipopolare. «Sperando - aggiunge - che i cittadini se ne rendano conto».
Assessore, Sacconi insiste a dire che si fa solo giustizia, punendo gli inefficienti…
«Per capirsi, si può partire da un confronto. Il governo di centrosinistra con Tommaso Padoa-Schioppa e con Prodi aveva stipulato con le Regioni un patto in base al quale il fondo per la Sanità si sarebbe incrementato di anno in anno del tre per cento. Così quindi fino al 2011. Con Tremonti si scende esattamente alla metà. Se Prodi ci dava dieci miliardi, Tremonti ce ne lascia cinque. Questa è la realtà. Mentre il governo Prodi copriva la specialista per un importo attorno agli 840 milioni, il governo Berlusconi-Tremonti sceglie la strada opposta, riaprendo quindi la prospettiva del ticket. Addirittura si legge nel maxiemendamento la possibilità di introdurre, in un modo che definirei semplicemente disumano, il ticket per i cittadini finora esenti, cioè per chi ha più di 65 anni e per chi soffre di patologie come il cancro o il diabete. I dati, che sono stati confermati da Sacconi in un comunicato, confermano quanto si diceva: che la manovra si rivelerà un attacco allo stato sociale».
Però loro insistono molto sullo stimolo che si darebbe alla Regioni cattive perchè si riorganizzino…
«La verità è un’altra: si dà un colpo al sistema. Lo dico dall’alto di una Regione che i conti li ha tenuti in equilibrio, che la lotta all’inefficienza l’ha sostenuta, che le razionalizzazioni le ha fatte. Non siamo certo una Regione sprecona. Siamo piuttosto una regione che si è data forti obiettivi di qualità. Ma la verità è che con questi conti non ce la facciamo neppure noi. Figuriamoci che potranno quelle povere regioni, se volessero avviare un processo di controllo della spesa e allo stesso tempo virtuoso».
Quei numeri però sono certi ormai. Che fare?
«Ci batteremo perchè questi propositi vengano meno. Ma la questione è chiara, il taglio della manovra è questo. Loro fanno solo demagogia. Facciamo un esempio. Tanti hanno esaltato la famosa e propagandata detassazione del lavoro straordinario. Alla Toscana mancano 150 milioni di euro, ma per recuperarli tutti i lavoratori, ai quali un’ora di straordinario al loro vale quindici euro, dovrebbero lavorare un’ora di più ogni giorno. Usiamo parole chiare: demagogia, appunto, come se questa tanto decantata detassasione fosse un modo per redistribuire…».
Però, a proposito di welfare, Tremonti s’è inventato anche la social card…
«Trasformando così il diritto in elargizione».
L’obolo per i poveri?
«Certo. Si colpisce ciò che dovrebbe essere riconosciuto come un diritto, si smantella lo stato sociale».
S’accusava anche Prodi di scarsa attenzione ai ceti deboli.
«Quando si fanno i confronti, non dimentichiamo mai che i primi due anni del centrosinistra sono stati quelli del rigore e del risanamento. La situazione è diversa: il segno antipopolare di questa coalizione lo si è subito scoperto e dovremo sconfiggerlo. Per quanto ci riguarda ci batteremo contro i tagli e ci batteremo anche dimostrando che un governo corretto della sanità è possibile. Continueremo a discutere, valuteremo alla fine i risultati. Ma mi sembra che tutto dimostri che questi dobbiamo mandarli a casa».
C’è bisogno di opposizione.
«C’è bisogno di opposizione, c’è bisogno che la gente capisca di che pasta sono fatti. Li abbiamo già conosciuti, peraltro. Tremonti, ad esempio, ripete sempre la stessa parte, imponendo alla sanità una serie di tetti che non è possibile rispettare, questa volta ci mette anche il ricorso al ticket, rischiando di rigettare il sistema nel gorgo del deficit e della vera “inefficienza“, cioè del deperimento del servizio che si dà ai cittadini. Poi qualcuno s’alzerà in piedi per gridare che abbiamo fallito. E a quel punto…».
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