Ogni tanto i pensieri futili aiutano a passare la giornata. Infuriando il dibattito sul pensiero di Fini a proposito dei nazi di Verona, ho rivisto e riascoltato il breve e sfortunato fraseggio del nostro da Bruno Vespa, rimandato da molti telegiornali. Ma ho faticato a coglierne il senso, perchè del frammento finiano, inesorabilmente, mi colpiva soprattutto un dettaglio: l’impressionante abbronzatura (un tempo si sarebbe detto da pescatore, oggi da tronista) del neo presidente della Camera.
La maschera cuprea, uniforme e intensa, strideva con la bassa stagione e - diciamo così - con il nuovo uffizio dell’onorevole Fini, che immaginavamo già prono sulle carte di Stato, nella penombra di sontuose stanze, gravato dalle responsabilità e dai pensieri. Invece la sua sagoma televisiva, parendo appena sortita da un dejunner sur l’erbe, smentiva tutti i nostri pregiudizi sul lavoro politico e le sue severe incombenze.
La politica fu per noi seminterrati fumosi, occhiaie e pallore da intellettuali. Oppure, da più grandicelli, le austere scrivanie e le grisaglie delle istituzioni.
Per loro invece è qualcosa di sportivo, a mezzo tra il fitness e quattro chiacchere alla Versiliana. Ovvio che abbiano vinto.
la Repubblica - 7 maggio 2008
Tag: Gianfranco Fini, politica, Versiliana
22 Giugno 2008 alle 7:47 pm
Ringrazio infinitamente Michele Serra che, in questa società di superficiali fieri d’ esserlo, osa dare una spalmatina di riflessione e proporre qualche cellula staminale di pensiero.