
TOTALE n. 21 ministri
Per due anni ci si è lamentati ogni giorno di quanti fossero i componenti dell’esecutivo Prodi. Ora Berlusconi ha presentato una lista con “appena” 21 ministri. Fra sottosegretari e varie poltrone vedrete se il numero dei “governanti” non sarà simile a quello del precedente governo…
Tag: 12 ministri, Berlusconi, legge bassanini, nuovo governo
7 Maggio 2008 alle 10:13 pm
dodici ministri per lui… io voglio dimenticare!
Scommettiamo che tutti domani si saranno dimenticati della promessa di Berlusconi (12/13 ministri)?
7 Maggio 2008 alle 10:24 pm
NOOOOO!!!!
Lumacone ai Beni Culturali!!!
8 Maggio 2008 alle 12:17 am
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12 Maggio 2008 alle 11:03 am
Mmmmm!Quante facce nuove!Calderoli,Bondi,Maroni ecc.ecc.E poi è solo il quarto governo Berlusconi!!W il rinnovamento!!Avete un biglietto solo andata per la Spagna?
12 Maggio 2008 alle 1:13 pm
Magari!!!
14 Maggio 2008 alle 3:27 am
posso venire pure io da zapatero…là si che c’è del carattere in politica!
16 Maggio 2008 alle 9:20 pm
.. mah speriamo bene..
Pd: prima Direzione dopo-voto, è tregua Veltroni-D’Alema
ANSA - 16 Maggio 2008
APERTURE SU ALLEANZE E FONDAZIONI;MARINI,DEPORRE ARMI PER 2 ANNI (di Giovanni Innamorati) (ANSA) - ROMA, 15 MAG - La Direzione del Pd stabilisce la tregua nel partito dopo la sconfitta elettorale: nella sua relazione, Walter Veltroni ribadisce punto per punto la linea politica e la analisi del voto, confermando pero’ le recenti aperture alle tesi dalemiane sulla non autosufficienza del partito e sul ruolo positivo che potranno avere le Fondazioni. A sancire la pax e’ Franco Marini, che chiede di ‘deporre le armi per due anni’, togliendo cioe’ dal tavolo la minaccia di Veltroni di un congresso anticipato. E all’opposizione interna rimangono solo Arturo Parisi e Mario Adinolfi.
Di fronte al ‘parlamentino’ del Pd, composto da 150 dirigenti tra cui molti amministratori locali, Veltroni ha tenuta ferma la sua analisi del voto: il Pd ha perso, e’ vero, prendendo il 33%, ma ha pagato due anni di un governo bloccato da una maggioranza rissosa. Alle amministrative del maggio 2007 il dato ‘era stato pagato interamente dall’Ulivo’, che si era fermato al 22%. Ed e’ da quella cifra che si deve partire per un confronto, non dal 32% del 2006. ‘Se ci fossimo presentati con il vecchio centrosinistra - ha aggiunto - avremo preso complessivamente gli stessi voti, ma con una distribuzione diversa’, con il Pd fermo ai dati del 2007.
Sul comportamento degli elettori, Veltroni respinge l’analisi politicista e guarda alla sostanza: il vecchio centrosinistra non ha colto le domande sui temi della sicurezza e dell’impoverimento, su cui pero’ il Pd ha impostato la sua svolta. Ma i tempi troppo ristretti non hanno permesso di recuperare la credibilita’: ‘Ci vorra’ tempo e fatica per cancellare il ricordo del vecchio centrosinistra’. Insomma, ‘guai a voltare la testa all’indietro’, semmai ci vuole ‘un di piu’ di riformismo’.
Il segretario invece accentua la vena di scetticismo verso il centrodestra, pur confermando la disponibilita’ al dialogo senza pregiudiziali: primo passo sul terreno di D’Alema. Il secondo e’ sul rapporto con le altre forze di opposizione, a partire dalla sinistra: ‘Non c’e’ strategia piu’ lontana - spiega - dalla vocazione maggioritaria che la pretesa di autosufficienza che espone ad una chiusura orgogliosa ed identitaria; ed invece noi vogliamo aprirci al rapporto con gli altri’, purche’ questo non significhi far rinascere un ‘generico fronte’ anti-berlusconiano. Infine, Veltroni conviene sulla necessita’ di un ‘partito radicato sul territorio’ e non certo ‘liquido’, e sottolinea il contributo che potra’ venire dalle Fondazioni.
D’Alema, un po’ teatralmente, non interviene nel dibattito (quasi a ribadire il suo nuovo ruolo di padre nobile) ma, davanti alle telecamere, dispensa apprezzamenti per la relazione di Veltroni. Interviene pero’ Pierluigi Bersani e sottolinea che se il Pd mandera’ ‘un messaggino politico’ alla sinistra radicale, favorira’ ‘la nascita di soggetti programmaticamente appetibili’ per eventuali alleanze future.
Al tavolo della tregua siede anche Rosy Bindi, di cui viene annunciato l’ingresso nel coordinamento, l’organismo ristretto che affianchera’ Veltroni nella guida del partito. L’ex ministro della Famiglia concorda con Bersani sulla necessita’ di una opposizione ferma e sul rapporto con gli alleati. Pero’ mette in guardia dal fare ‘una semplice trasposizione tra la nostra esperienza e quello che succede nella sinistra di altri paesi europei: un’ambizione di originalita’ ce la siamo data’. Il Pd, ammonisce, non deve essere la trasposizione ‘del vecchio Pci’.
E nemmeno, sottolinea Beppe Fioroni, delle socialdemocrazie europee che sono in difficolta’ in tutto il continente. Ma su questo li rassicura Veltroni.
Ed ecco Marini che prende la parola e, dopo una rapida analisi del voto, passa al sodo: ‘Da giovane - dice - attaccavo i capi, ora che sono anziano non vorrei trovarmi a difenderli.
Pero’ quello che si doveva fare e’ stato fatto. Dobbiamo andare avanti insieme almeno per un paio d’anni, poi magari apriamo le ostilita’. La cosa peggiore e’ che i perdenti si scannino tra loro’. Due anni, un lasso di tempo che va addirittura oltre l’ottobre 2009, data programmata per il congresso.
All’opposizione rimane solo Parisi. Nei giorni scorsi sono falliti una serie di incontri per ricomporre la sua area con quella della Bindi. L’ex ministro della Difesa dice che la relazione di Veltroni ‘non riconosce la gravita’ e la durezza della sconfitta subita dalla linea politica che abbiamo finora seguito’. In ultimo interviene Adinolfi, il blogger che sfido’ Veltroni alle primarie: ed e’ l’unico a chiederne le dimissioni.